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Geopolitica, AI e mercati: nel 2026 vince la selettività

Data pubblicazione: 17 marzo 2026

Autore: Antonio Capaldi

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Cari lettori,

il 2026 difficilmente sarebbe stato un anno caratterizzato da un andamento uniforme dei mercati. Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e la correzione legata alle preoccupazioni sull’impatto dell’intelligenza artificiale su alcuni modelli di business hanno reso questo scenario ancora più evidente.

Con il conflitto in Medio Oriente ormai entrato nella terza settimana e senza segnali concreti di riduzione delle tensioni, la reazione dei mercati è stata interessante soprattutto per la sua gradualità. Più che movimenti improvvisi o estremi, gli investitori stanno adottando un approccio più riflessivo.


Non si è verificata una corsa generalizzata verso i tradizionali beni rifugio, né un ritorno deciso sui grandi titoli tecnologici. Allo stesso tempo, non si è assistito a vendite indiscriminate degli asset più rischiosi. Lo Sp500 rimane infatti a meno del 3% dal massimo storico registrato a fine gennaio.

Il comportamento degli investitori appare quindi più selettivo rispetto a quanto osservato in altri momenti di stress dei mercati negli ultimi anni. Questo suggerisce che molti operatori stanno già guardando oltre le tensioni attuali, cercando di capire quale potrebbe essere il contesto economico e finanziario nella seconda metà dell’anno e quali asset possano risultare più interessanti in quello scenario.


Già all’inizio del 2026 , come indicato negli articoli precedenti, la visione era leggermente diversa rispetto a quella prevalente sul mercato. Si pensava infatti che i rendimenti non sarebbero stati guidati da una crescita generalizzata di tutti gli asset, ma da differenze sempre più marcate tra settori, aziende e aree geografiche.


Gli sviluppi degli ultimi mesi hanno rafforzato questa idea. Prima le preoccupazioni legate all’intelligenza artificiale, che hanno messo in discussione la sostenibilità di alcuni modelli di business, e poi le tensioni geopolitiche hanno aumentato le differenze tra i vari segmenti di mercato. In questo contesto, gli investitori che hanno ottenuto risultati migliori sono stati quelli con portafogli più diversificati e selettivi.Precisione più che esposizione

Un portafoglio costruito puntando soprattutto sul “beta” del mercato parte da un’idea semplice: avere un’ampia esposizione al mercato nel suo complesso dovrebbe essere sufficiente per partecipare alla crescita.

Un approccio più selettivo, invece, parte da un presupposto diverso: non conta solo quanto si è investiti, ma soprattutto dove si è investiti. E sembra che anche i mercati stiano iniziando a muoversi in questa direzione.

Infatti non si sta verificando un ritorno generalizzato verso i grandi titoli tecnologici. Alcuni di questi stanno ricevendo nuovi flussi di capitale, ma in modo selettivo. Allo stesso tempo, la dinamica tra alcuni settori tecnologici sta cambiando: il software sta attirando più interesse mentre i semiconduttori continuano a mostrare maggiore debolezza.

Anche tra gli investimenti più difensivi la situazione è simile. Alcuni titoli di Stato e alcune grandi aziende stanno attirando capitali, ma senza un movimento uniforme su tutto il mercato. Nel complesso, le decisioni degli investitori appaiono più ragionate e mirate rispetto al passato.

Questo può essere visto come un segnale positivo. La crescita economica potrebbe rafforzarsi nella seconda metà dell’anno, anche se probabilmente in modo diverso rispetto alle aspettative iniziali.


Le riunioni di questa settimana della Federal Reserve e delle altre principali banche centrali arrivano in un contesto profondamente cambiato rispetto agli incontri precedenti. Le differenze nelle traiettorie di politica monetaria stanno contribuendo ad aumentare la dispersione tra mercati obbligazionari e valutari.

Nel frattempo il prezzo del petrolio Brent Crude continua a muoversi in modo molto volatile a causa delle notizie legate al conflitto, oscillando intorno alla soglia dei 100 dollari al barile. Un superamento stabile di questo livello non può essere escluso e avrebbe implicazioni rilevanti per le aspettative di inflazione e per i tempi di eventuali tagli dei tassi.

La combinazione di fattori macroeconomici complessi e tensioni geopolitiche rende quindi il contesto più difficile da interpretare, ma allo stesso tempo aumenta il valore di un posizionamento selettivo.Dove si trovano le opportunità

Gli sviluppi recenti hanno reso il quadro complessivo più articolato rispetto ai primi mesi dell’anno.

Nel mercato azionario statunitense l’incremento indiscriminato dei flussi verso le small cap ha subito una battuta di arresto. Tuttavia, la logica di fondo rimane valida e la recente debolezza dei prezzi ha migliorato i punti di ingresso per alcuni segmenti del mercato.

Nel reddito fisso, le opportunità sembrano concentrarsi soprattutto sulle scadenze intermedie. L’allargamento degli spread su emittenti di buona qualità ha creato livelli di valutazione più interessanti, mentre la duration rimane relativamente contenuta. Le duration lunghe restano anch’esse interessanti ma solo per coloro che avranno modo di correggere il prezzo di carico dei titoli qualora fosse necessario.


Anche nei mercati emergenti si intravedono opportunità, ma è fondamentale mantenere un approccio molto selettivo. Nonostante siano spesso percepiti come asset più rischiosi nei momenti di tensione, molti investitori stanno valutando un aumento dell’esposizione.


La Cina resta penalizzata da alcune difficoltà strutturali e dalla dipendenza energetica. Il Brasile appare invece relativamente più solido grazie alla sua maggiore autonomia energetica e alla dinamica della domanda interna. I Paesi del Gulf Cooperation Council richiedono prudenza nel breve termine, ma i maggiori ricavi derivanti dal petrolio stanno rafforzando le loro finanze pubbliche e potrebbero sostenere lo sviluppo dei mercati finanziari regionali nel lungo periodo.Struttura del portafoglio più importante del market timing

Il comportamento di discesa graduale dei mercati potrebbe riflettere una certa cautela, ma anche una rivalutazione più profonda delle prospettive economiche. Questo potrebbe spiegare perché non si sia verificato il classico ritorno improvviso verso gli asset rischiosi.


Le decisioni delle banche centrali di questa settimana contribuiranno a chiarire alcuni aspetti del quadro macroeconomico, ma difficilmente offriranno risposte definitive.


In questo contesto diventa fondamentale concentrarsi sulla costruzione del portafoglio più che sul tentativo di anticipare i movimenti di mercato. La diversificazione in primis per asset class non rappresenta soltanto una protezione dal rischio, ma può diventare anche un importante motore di rendimento.

Tra azioni, obbligazioni e investimenti alternativi emerge un elemento comune: l’importanza della qualità. Aziende con forte capacità di determinare i prezzi, bilanci solidi e minore esposizione ai costi energetici risultano particolarmente interessanti.

In un contesto di forte dispersione tra i diversi segmenti di mercato, è la struttura dell’allocazione a fare la differenza più della direzione generale dei mercati.

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