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Mercati in equilibrio precario: opportunità nelle correzioni?

Data pubblicazione: 20 aprile 2026

Autore: Antonio Capaldi

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Cari lettori,

le tensioni geopolitiche continuano a ruotare attorno al nodo dello Stretto di Hormuz, alternando fasi di ottimismo a bruschi ritorni di incertezza. Nonostante questo contesto instabile, i mercati azionari e in parte anche quelli obbligazionari, mostrano una notevole resilienza. Negli Stati Uniti, in particolare, Wall Street continua a registrare nuovi massimi storici, sostenuta da una stagione di trimestrali finora molto positiva e da un’economia che rimane solida, nonostante i richiami alla cautela arrivati da Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale durante gli incontri primaverili di Washington.


Le principali banche statunitensi, da JPMorgan Chase a Goldman Sachs, passando perCitigroup, Bank of America, Morgan Stanley e Wells Fargo, hanno registrato una crescita degli utili superiore al 18%, superando aspettative già elevate. La tenuta dell’S&P 500 su livelli record sarà inevitabilmente messa alla prova, ma resta da capire se eventuali correzioni possano offrire occasioni di acquisto interessanti. Al contrario su altri mercati come quello delle materie prime con il petrolio in prima linea, fino alle valute, domina un’elevata volatilità.


Questo scenario rende complesso individuare punti di ingresso efficaci per chi investe in ETF legati a materie prime come energia, metalli o prodotti agricoli, così come nel comparto valutario. Il mercato Forex, inoltre, influenza anche gli investimenti azionari. Con un cambio euro/dollaro intorno a 1,18, gli investitori europei beneficiano di uno “sconto” significativo sulle azioni statunitensi rispetto a pochi anni fa, quando il cambio era vicino alla parità. Una dinamica simile si osserva anche nei mercati emergenti.

Resta però difficile interpretare alcune relazioni tradizionali, come quella tra petrolio e dollaro, che storicamente tende a essere inversa ma che recentemente appare meno coerente.


La forte volatilità ha interessato anche gli indicatori di sentiment. Il Fear & Greed Index di CNN Business, che misura il posizionamento tra aspettative rialziste e ribassiste, è passato rapidamente da livelli di forte pessimismo a un clima decisamente più positivo nel giro di pochi giorni, sostenuto sia dalle aspettative di riapertura dello Stretto di Hormuz sia dal rally dei mercati azionari.

Anche le valutazioni azionarie offrono segnali non immediati da interpretare. Se da un lato multipli elevati suggeriscono mercati costosi, dall’altro una crescita significativa degli utili, come quella osservata nelle recenti trimestrali USA, contribuisce a rendere più sostenibili i prezzi attuali. Tuttavia, molto dipenderà dalla capacità di mantenere questi livelli di redditività.


Sul fronte macroeconomico, il quadro appare per ora relativamente stabile. Non si registrano segnali evidenti di recessione, né un’accelerazione fuori controllo dell’inflazione, elementi che avevano caratterizzato il periodo 2022-2023. Una combinazione negativa di crescita debole, inflazione elevata e tassi restrittivi porterebbe a uno scenario di stagflazione, rendendo più difficili le decisioni delle banche centrali.

Tuttavia, la crisi iraniana ha già prodotto effetti rilevanti lungo la filiera alimentare, dai fertilizzanti ai prodotti agricoli. Questo potrebbe generare tensioni sociali nei Paesi più fragili, aggiungendo ulteriore instabilità a un contesto già complesso.


Le variabili che influenzano i mercati restano numerose e interconnesse, con possibili sviluppi molto diversi nel corso del 2026. Un elemento accomuna tutti questi scenari: il fattore tempo.

I mercati azionari, guidati da utili solidi e dal megatrend dell’intelligenza artificiale, ormai trasversale a più settori, continuano a mostrare una certa stabilità. Diverso il discorso per le materie prime, dove la volatilità rimane elevata e la visibilità più limitata.


Nel complesso, la capacità dei mercati azionari, e in particolare di Wall Street, di continuare a salire nonostante un contesto ricco di incertezze non appare in discussione. Eventuali fasi di debolezza possono rappresentare opportunità di ingresso, a condizione che siano sufficientemente prolungate.

Al contrario, altri segmenti di mercato risultano più complessi da interpretare e gestire. In questo contesto, il tempo diventa una variabile determinante per orientare le scelte di investimento e definire il posizionamento di portafoglio.

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